Dai sogni utopistici del Falansterio di Charles Fourier alle opere iconiche di architetti come Le Corbusier, l’architettura ha costantemente affrontato la sfida di fornire soluzioni abitative ad alta densità.

La necessità di esplorare il concetto di abitare collettivo, sebbene non nuova, è diventata più pressante con il boom economico e gli impetuosi flussi di urbanizzazione caratteristici della nostra contemporaneità.

Le risposte architettoniche a tali esigenze sono varie: da una parte, emergono le “macro-architetture”, imponenti interventi residenziali altamente popolati che mirano a fornire soluzioni accessibili a una vasta utenza, dall’altra le “micro-città”, spazi abitativi autosufficienti che equilibrano la sfera privata e pubblica, creando identità e senso di comunità nei residenti.

Opere come l’Unité d’Habitation di Le Corbusier o le costruzioni funzionali del Brutalismo, Metabolismo e Postmodernismo, incarnano questa visione sociale dell’architettura, volta ad affrontare le impellenti dinamiche evolutive delle città moderne e le relative sfide progettuali.

 

Macro-architetture: un problema o un’opportunità?

Se in passato il concetto di “Falansterio” aveva un fascino utopico, grazie ai sogni egualitari di una comunità di produzione, consumo e residenza, oggi l’alta concentrazione insediativa è spesso associata a modelli urbanistici disumanizzanti e massificati, tipici delle realtà periferiche sovraffollate e degradate.

È evidente come la densità edilizia, senza un approccio progettuale multidisciplinare, possa generare delle problematiche.

Se ben programmato, l’abitare su grande scala può però produrre ecosistemi funzionali ed efficienti, capaci di ridurre il consumo di suolo, abbattere l’impatto ambientale della mobilità e favorire la creazione di reti relazionali positive.

Un modo di abitare responsabile e di prossimità, che migliora anche la qualità della vita riducendo le distanze.

In un’epoca di crisi delle risorse naturali e di una società sempre più “liquida”, la riflessione sulla macrostruttura residenziale ad alta densità diventa ormai quasi essenziale.

Se ben integrata in un piano di sviluppo urbano, risulta infatti un metodo di sviluppo più sostenibile, che permette di risparmiare sulle risorse infrastrutturali, contrastando lo spreco di suolo e i cambiamenti climatici.

 

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